Trekking da Visdalen a Storådalen via Leirvassbu e Langvatnet: una faticosa traversata nel Jotunheimen

Il sesto giorno del nostro trekking sulle montagne dello Jotunheimen abbiamo coperto un lungo percorso dalla valle Visdalen alla valle Storådalen. Abbiamo camminato per oltre 30 chilometri lungo un sentiero pietroso, visitato un altro dei rifugi locali – Leirvassbu, pranzato con vista sul cristallino lago Langvatnet e avuto l’opportunità di ammirare da ogni angolazione il monte Kyrkja (2032 m s.l.m.), talvolta chiamato il Cervino norvegese. Vi invito a leggere il resoconto di un altro giorno del nostro viaggio di luglio nella catena dello Jotunheimen!

Indice

  1. Trekking attraverso la valle Visdalen
  2. La valle Leiradalen e la magica Kyrkja
  3. Lungo il lago Langvatnet
  4. La valle Storådalen
  5. Mappa dell’escursione

Trekking attraverso la valle Visdalen

Quel giorno la ruota della fortuna meteorologica si rivela estremamente generosa con noi. Il cielo sereno e un sole splendente creano le condizioni ideali per affrontare la tappa più lunga dell’intera spedizione. Lasciamo il nostro accampamento nella valle Visdalen poco prima delle 11:00. Abbastanza tardi, ma dopo il ritorno notturno di ieri dall’escursione sul Galdhøpiggen passiamo nei sacchi a pelo un po’ più di tempo del dovuto. Oggi il nostro gruppo si divide in due squadre. La prima ha intenzione di raggiungere la valle Storådalen passando per Leirvassbu e lungo il lago Langvatnet. La seconda squadra sceglie invece un percorso più breve in termini di chilometri, ma con un dislivello maggiore: il sentiero attraverso la valle Urdadalen. Io mi decido per la variante più lunga per due motivi. In primo luogo, mi sembra che una giornata così splendida debba essere sfruttata al massimo. In secondo luogo, sulla mappa la variante più lunga sembra paesaggisticamente più interessante. Infine, in terzo luogo, temo che il sentiero attraverso la valle Urdadalen possa assomigliare al trekking pietroso verso Glitterheim del secondo giorno di viaggio (cosa che, a dire il vero, preferirei evitare).

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Smontiamo il campo!

La prima tappa del trekking è una leggera salita lungo la valle Visdalen. Non possiamo lamentarci del sentiero: un tracciato ben battuto e piuttosto comodo per gli scarponi. Camminiamo quindi in un’enorme gola glaciale, circondati da ogni lato dalle imponenti moli rocciose di vette che superano i duemila metri. Devo ammettere che la Visdalen mi fa un’impressione straordinaria. A mio parere, è il luogo più incantevole tra tutti quelli che abbiamo avuto l’opportunità di visitare durante la nostra avventura norvegese. Come se non bastasse, all’improvviso scorgiamo all’orizzonte qualcosa di sorprendente! Davanti a noi si staglia una montagna affilata, completamente diversa da tutto ciò che la circonda. È il Kyrkja (2.032 m s.l.m.), che per la sua forma piramidale viene talvolta chiamato il Cervino norvegese.

Dopo circa quattro chilometri raggiungiamo un bivio. A sinistra si devia per il sentiero attraverso la valle Urdadalen, scelto oggi dalla maggior parte del nostro gruppo. Noi quattro, invece, tiriamo dritto, risalendo continuamente la valle Visdalen. Tutto intorno è incredibilmente idilliaco: un verde intenso (per gli standard del Jotunheimen), un cielo cristallino, il fruscio del fiume… E poi quel maestoso Kyrkja…

visdalen jotunheimen
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Si vede il monte Kyrkja!
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Man mano che il terreno sale, il sentiero attraverso la valle Visdalen si fa meno battuto, diventando più pietroso e acquitrinoso. Gli ometti di pietra con la lettera “T” rossa sono piuttosto frequenti, quindi trovare la giusta direzione non ci crea grossi problemi. Beh, tranne forse per un passaggio cruciale. A circa quattro chilometri dal bivio, ci rendiamo conto di non avere più nessun ometto a vista. Un attimo di smarrimento… ed eccolo lì! Solo che si trova dall’altra parte del fiume :-). In questo tratto il Visa è largo e piuttosto profondo, quindi per un po’ cerchiamo un punto che ci permetta di attraversare il fiume a piedi asciutti (e per “piedi asciutti” intendo “saltando sulle pietre che sporgono dall’acqua”).

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Attraversamento del fiume Visa
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Io, e alle mie spalle il Visbreatinden (2.234 m s.l.m.) e il ghiacciaio Visbrean
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Ultima vista sulla valle Visdalen

La valle Leiradalen e la magica Kyrkja

Dopo aver attraversato il fiume, saliamo su un gradino roccioso che separa la valle Visdalen dalla valle Leiradalen (1.450 m s.l.m.). La salita è breve ma piuttosto intensa. La fatica è però interamente ripagata dal Kyrkja, che da questa prospettiva si presenta in modo davvero incredibile. Un fascino in più le è conferito dal vicino lago Kyrkjetonnet, dal quale la maestosa montagna sembra quasi sorgere. Per quanto riguarda il sentiero, in questo tratto diventa eccezionalmente pietroso e scomodo. Beh, d’altronde non tutto può essere perfetto.

Camminiamo ora nella parte alta della valle Leiradalen, aggirando lentamente il magico Kyrkja. Lo ammetto senza riserve: mi sono innamorato di questa montagna. Anche se le gambe mi fanno già parecchio male e il trekking non procede spedito come previsto, nella mia testa si fa strada il pensiero fisso di salire su quella vetta affascinante ancora oggi. A circa due chilometri dall’uscita dalla Visdalen, arriviamo sulle sponde del lago Leirvatnet. Raggiungiamo invece il rifugio Leirvassbu pochi minuti prima delle 16:00. Lì facciamo una pausa più lunga, ricarichiamo le scorte di caramelle gommose e facciamo uno spuntino.

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Kyrkja
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Ora capite perché lo chiamano il Cervino norvegese?
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Tratto di sentiero pietroso e sconnesso verso il rifugio Leirvassbu
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Il versante più dolce del monte Kyrkja (è proprio qui che si snoda il sentiero). In primo piano il lago Leirvatnet
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Il rifugio Leirvassbu

Lungo il lago Langvatnet

Dopo esserci un po’ riposati, continuiamo il nostro trekking odierno! Aggiriamo il lago Leirvatnet e iniziamo una salita piuttosto intensa verso il punto più alto della giornata: il colle Høgvaglen (circa 1500 m s.l.m.). Si tratta del valico da cui parte il sentiero for il monte Kyrkja. In questo punto sono incredibilmente tentato dall’idea di lasciare lo zaino pesante e salire comunque sul Cervino norvegese. Le ragazze però mi dissuadono: l’ora è ormai tarda, mancano ancora una quindicina di chilometri e la stanchezza di più giorni inizia a farsi sentire. Tengo il broncio per un attimo, ma alla fine do loro umilmente ragione. Il trekking di oggi è già molto impegnativo di per sé, figuriamoci se ci aggiungessimo la scalata di una montagna così imponente e ripida. Tra l’altro, saper rinunciare è una dote fondamentale. Una dote che in montagna bisogna semplicemente imparare ad avere.

Dopo essere scesi dal Høgvaglen, iniziamo un lungo tratto di cammino lungo le sponde di laghi cristallini: l’Øvre Høgvagltjønnen, il Nedre Høgvagltjønnen e il più lungo e grande di tutti, il Langvatnet. In questo tratto il sentiero segue una traccia evidente di terra e pietre. A perdita d’occhio lo scenario è davvero meraviglioso. I laghi sono circondati su entrambi i lati da imponenti vette di duemila metri, spesso coperte da permafrost. Qualche chilometro dopo aver lasciato l’Høgvaglen, decidiamo di fare una pausa pranzo. Ci sistemiamo su un grande masso e tiriamo fuori i fornelli a gas per gustare, poco dopo, i nostri pasti liofilizzati caldi.

La principale difficoltà del trekking lungo il Langvatnet si rivela essere… i fiumi che si immettono nel lago. Ogni tanto siamo costretti ad attraversare corsi d’acqua più o meno grandi. Incontriamo il fiume più largo dopo aver coperto circa due terzi della lunghezza del lago. In queste situazioni di solito cerchiamo un punto in cui i massi formino una specie di gioco della campana naturale. Purtroppo, nel caso di questo specifico fiume, non troviamo un passaggio simile. Dopo un po’ di esitazione, decido di togliermi gli scarponi ed entrare nell’acqua gelida. Forse non è piacevolissimo, ma mi sembra molto meno rischioso del tentativo di saltare il torrente con uno zaino pesante sulle spalle.

Øvre Høgvagltjønnen
Øvre Høgvagltjønnen
Langvatnet
Langvatnet
Langvatnet
Martyna e il fiume impetuoso
Langvatnet
Langvatnet

La valle Storådalen

Superato l’ostacolo d’acqua, ci aspettano gli ultimi chilometri di cammino lungo il lago Langvatnet. Il sentiero è quello a cui ci siamo ormai abituati in Norvegia: acquitrinoso, fangoso e pietroso. Poi deviamo leggermente a sinistra, entrando pian piano nella parte alta della valle Storådalen. A questo punto accendo la ricetrasmittente che mi aveva dato Jaromir. Dato che i nostri percorsi si ricongiungono poco dopo aver lasciato il Langvatnet, spero di riuscire a mettermi in contatto con il resto del gruppo. Purtroppo le mie speranze si rivelano vane: la radio fa qualche ronzio e fruscio, ma alla fine non trasmette alcuna voce umana. E perché mai dobbiamo usare questi dispositivi nel XXI secolo? Beh, semplicemente perché nella maggior parte di queste valli il segnale telefonico è inesistente.

Continuiamo quindi a camminare. La valle Storådalen si rivela un altro luogo meraviglioso sul percorso di oggi. Proprio come in Visdalen o Leiradalen, anche qui troviamo una pace e un’atmosfera idilliaca autentiche. Sono ormai passate le 21:00, un momento perfetto: il sole inizia lentamente a calare, dipingendo il cielo con toni caldi e creando un’atmosfera incredibile. Nonostante l’ora tarda e la stanchezza, camminare è davvero piacevole. Ciò che distingue questa valle dalle altre è la presenza di cascate di notevoli dimensioni. La più grande, Hellerfossen, precipita da un salto di circa 100 metri (tra i 1200 e i 1300 m s.l.m.). Il sentiero passa proprio accanto all’acqua scrosciante, permettendoci di ammirare questa splendida cascata da una distanza davvero ravvicinata.

Dalla cima del salto roccioso da cui scende la Hellerfossen si gode di una splendida vista sulla parte bassa, verde e acquitrinosa, della valle Storådalen. Inoltre, è proprio qui che mi rendo conto per la prima volta che la ricetrasmittente funziona davvero. Riesco a stabilire un contatto con il resto del gruppo, il che significa che siamo ormai molto vicini. In effetti, dopo essere scesi dal gradino roccioso camminiamo ancora per circa un chilometro e incontriamo i nostri compagni. Il gruppo ha deciso di accamparsi in un posto curioso: in mezzo a una grande palude, con un solo passaggio asciutto per arrivarci. Dal punto di vista della difesa, la posizione ideale. Quando però bisogna allontanarsi per un bisogno biologico… beh, lì le cose si fanno più complicate.

Passiamo gli ultimi minuti di luce a montare le tende, mangiare snack insieme (ci credereste che al sesto giorno di cammino Arek ha ancora delle caramelle gommose portate dalla Polonia?), giocare a Uno e scambiarci impressioni. Si scopre che anche la variante attraverso la valle Urdadalen era davvero interessante e ha regalato ai nostri compagni panorami splendidi. Anche io provo una grande soddisfazione. Oggi abbiamo macinato un sacco di chilometri immersi in una natura davvero spettacolare. Non ci sono stati grandi dislivelli oggi, ma credetemi: anche i tratti pianeggianti nel Jotunheimen sanno mettere a dura prova le gambe. A questo si aggiunge lo zaino pesante, di una quindicina di chili, che ci portiamo sulle spalle ormai da quasi una settimana. Quindi… va benissimo così ed è ora di dormire! Dobbiamo riposare, soprattutto perché secondo le nostre previsioni domani il tempo dovrebbe peggiorare di nuovo… (spoiler: doveva peggiorare e lo ha fatto davvero, leggi qui!).

Data dell’escursione: 25 luglio 2024

Statistiche dell’escursione: 30 chilometri, 630 metri di dislivello

Troverai maggiori informazioni generali sulla catena dello Jotunheimen a questo link. Grazie per aver dedicato del tempo a leggere il mio post! Se vuoi rimanere aggiornato sui nuovi contenuti, ti invito a seguirmi su Facebook e Instagram! Sarò grato per ogni mi piace, commento e condivisione. Se trovi utili i miei contenuti e vuoi sostenermi, ti invito a offrirmi un caffè virtuale su buycoffee.to.

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La parte alta della valle Storådalen
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Vista dal salto roccioso da cui scende la Hellerfossen
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Hellerfossen
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Gli ultimi metri del trekking, sono già passate le 22:00!

Mappa dell’escursione

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