Pico de Aneto (3.404 m) – la vetta più alta dei Pirenei

Ho iniziato a pensare al Pico de Aneto poco dopo che Martyna, mia sorella e compagna di avventure in montagna, si è trasferita per un intero anno in Erasmus a Lleida, in Catalogna, una città situata praticamente ai piedi dei Pirenei. Fin dall’inizio era chiaro che un giorno sarei andato a trovarla e che avremmo fatto un trekking insieme. Dato che, per un fortunato colpo di fortuna, ho la possibilità di vedere i Pirenei selvaggi e quasi mitici, perché non provare ad attaccare subito la loro vetta più alta? Facile a dirsi, difficile a farsi. Per molti mesi abbiamo letto dell’Aneto, sondando con prudenza se la vetta fosse alla nostra portata e organizzando la logistica. Alla fine, tutto è andato per il meglio e il 23 giugno 2023, stanchi ma felici, siamo arrivati sul tetto dei Pirenei! Vi invito a leggere il racconto della conquista di questa incredibile montagna!

INDICE

  1. Pico de Aneto – informazioni di base
  2. Come sarà la salita al Pico de Aneto?
  3. Tratto da La Besurta al passo del Portillon Superior
  4. Discesa dal Pico de Aneto per la variante dell’Ibón de Salterillo
  5. Mappa dell’ascesa

Pico de Aneto – informazioni di base

  • Il Pico de Aneto (3.404 m s.l.m.) si trova nel massiccio della Maladeta, nei Pirenei Centrali. Non è solo la vetta più alta dei Pirenei, ma anche la seconda cima più alta della Spagna continentale (dopo il Mulhacén nelle Cordigliere Betiche).
  • La base di partenza per l’ascesa al Pico de Aneto è la splendida cittadina di Benasque, nella provincia di Huesca, in Aragona. La località è raggiungibile con i bus della compagnia privata Avanza Bus da Barcellona (con cambio a Barbastro, circa 5-6 ore di viaggio) e da Saragozza (con cambio a Huesca, circa 4-5 ore di viaggio). Data la scarsità di collegamenti e il costo elevato dei trasporti pubblici in Spagna, vale la pena valutare il noleggio di un’auto (soprattutto se si viaggia in gruppo). L’aeroporto più vicino è quello di Barcellona-Girona.
  • Sui versanti settentrionali del Pico de Aneto si estende il ghiacciaio più grande dei Pirenei, con una superficie di circa 60 ettari. Purtroppo, a causa dei rapidi cambiamenti climatici, il ghiacciaio si rimpicciolisce di anno in anno. Si stima che scomparirà completamente entro i prossimi 30 anni. Tuttavia, per ora il ghiacciaio è ancora presente, quindi per affrontare l’Aneto è indispensabile dotarsi di piccozza e ramponi. L’attrezzatura può essere noleggiata a Benasque per circa quindici euro.
  • Esistono tre vie principali per il Pico de Aneto (due dal versante nord e una dal versante sud – attraverso il cosiddetto Coronas). Questo articolo riguarderà la conquista della vetta dal versante nord: salita per la variante da La Besurta attraverso il rifugio Renclusa e ritorno per la variante dell’Ibón de Salterillo.
  • I Pirenei hanno un proprio microclima capriccioso, caratterizzato da un’alta frequenza di temporali improvvisi e precipitazioni intense.

Come sarà la salita al Pico de Aneto?

Se saremmo riusciti a conquistare il Pico de Aneto era un mistero per me ancora nel momento di imbarcarmi sull’aereo per Barcellona-Girona. Le previsioni meteo erano infatti pessime: per quasi tutto il mio soggiorno di 11 giorni in Spagna erano previsti temporali e piogge torrenziali sulle alte vette dei Pirenei. Quando però, col passare dei giorni, yr.no ha iniziato a mostrare la possibilità di una finestra di bel tempo di tre giorni, non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione.

Il primo problema è stato organizzare lo spostamento dalla nostra base, Lleida, a Benasque. Inizialmente avevamo pianificato di arrivarci con i mezzi pubblici, ma nonostante una ricerca davvero lunga non siamo riusciti a trovare nessuna opzione che non ci facesse sprecare un’intera giornata (e che ci permettesse di arrivare a destinazione in tempo per noleggiare ramponi e piccozza). Alla fine abbiamo optato per il noleggio di un’auto. Abbiamo scelto l’agenzia Enterprise, che offriva la prenotazione online e il ritiro presso l’ufficio alla stazione di Lleida. Il noleggio dell’auto più economica per 3 giorni ci è costato 166 euro, con 200 euro di deposito (restituiti velocemente dopo la riconsegna).

Così, il giorno prima della salita prevista, puntuali alle 8:00 all’apertura del noleggio, ritiriamo la nostra auto. Fun fact: solo dopo circa 100 chilometri mi sono reso conto che avevamo prenotato online una Toyota Yaris, ma ci avevano dato una Volkswagen Polo. Ma chi si preoccupa di questi dettagli in Spagna? La tratta da Lleida a Benasque è di circa 140 chilometri e attraversa incantevoli cittadine catalane e passi panoramici. Cosa colpisce di più? Più si va a nord, più ci si avvicina agli alti Pirenei, più il verde sembra vivido, meno arido, più “alpino”.

strada pirenei
Pirenei, stiamo arrivando!

Benasque si rivela una località bellissima: case incantevoli, stradine strette e montagne monumentali che circondano il paese da ogni lato. Dopo un breve momento di ammirazione, facciamo una spesa veloce e ci dirigiamo verso il nostro alloggio – il Camping de los Baños, situato a circa 10 km dal centro di Benasque, sulla strada che porta alla fermata di La Besurta. Lasciamo le nostre cose al camping e partiamo per un veloce trekking di riscaldamento. Piove leggermente, c’è nebbia, e noi saliamo per sgranchirci le gambe verso il Port de Venasque (2.444 m s.l.m.), che separa la Francia dalla Spagna. I Pirenei mi fanno una prima impressione folgorante: nonostante la visibilità limitata, sono di una bellezza ultraterrena e di un verde meraviglioso. Inoltre, sulla via del ritorno, le nuvole iniziano a diradarsi e il sole pomeridiano scalda di più, preannunciando l’imminente finestra di bel tempo.

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Panorami durante l’uscita di “riscaldamento”
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Nel pomeriggio si sono svelati i giganti pirenaici

Dopo essere scesi dal passo, torniamo a Benasque per noleggiare ramponi e piccozza. Perché solo ora? Perché così pagheremo solo per un giorno (se avessimo noleggiato l’attrezzatura al mattino, al momento della riconsegna sarebbe già iniziato il secondo giorno). L’esempio di Benasque conferma anche che la “siesta” in Spagna è più una questione culturale che climatica (soprattutto nell’era dell’aria condizionata). Nella località situata a 1.100 m s.l.m. il tempo non è così fastidioso come a Lleida, eppure ogni giorno, indicativamente tra le 13:00 e le 16:00, la maggior parte dei negozi e dei ristoranti fa una pausa dal lavoro.

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La graziosa cittadina di Benasque

Dopo aver sbrigato la pratica dell’attrezzatura, torniamo al Camping de los Baños, che consiste in una pensione con negozietto e un’ampia area tende. Il fascino del posto è accresciuto dal fatto che si trova in una zona d’ombra totale per il segnale telefonico (alla reception c’è persino un cartello con scritto “il wifi non c’è, godetevi le montagne”). Ed effettivamente, c’è di che godere. Devo ammettere che quella serata, trascorsa in totale isolamento dai social media, circondati da vette svettanti e verde onnipresente, la ricorderò come un’esperienza estremamente liberatoria.

benasque camping
Io davanti al nostro “appartamento”

Tratto da La Besurta al passo del Portillon Superior

Se la serata al camping è stata bellissima, la notte si è rivelata una delle peggiori esperienze della mia carriera di viaggiatore. La temperatura è scesa così drasticamente che avevo freddo persino con tre strati pesanti di vestiti. Come se non bastasse, vicino alla nostra tenda si aggirava un tipo ubriaco, che ogni tanto ci svegliava con i suoi schiamazzi. Ci alziamo prima delle 5 con un morale, non nascondiamolo, incredibilmente basso. Usando tutta la forza di volontà, usciamo dalla tenda, mettiamo le lenti a contatto, ci cambiamo e prendiamo posto in auto. Dobbiamo arrivare all’ultima fermata raggiungibile con la propria auto: la fermata di Llanos de Hospital (1.730 m s.l.m.), situata a circa 4 km dal camping. La fermata si trova presso un grande parcheggio gratuito.

Il tratto successivo – da Llanos de Hospital alla fermata di La Besurta (circa 1.910 m s.l.m.) – può essere percorso solo con gli autobus che fanno la spola da Benasque. Abbiamo controllato gli orari ieri, quindi sappiamo che il primo dovrebbe apparire alla nostra fermata pochi minuti dopo le 5. Siamo arrivati per l’autobus letteralmente all’ultimo momento: accosta infatti alla fermata nello stesso istante in cui spengo il motore dell’auto. Mentre andiamo con il bus sulla strada dissestata, fuori è ancora buio pesto. In Italia l’alba starebbe già spuntando, ma in Spagna il sole sorge molto più tardi (ad esempio, il 23 giugno a Benasque il sole sorge verso le 6:20).

sentiero pico de aneto
Buongiorno, Pirenei

Iniziamo il cammino verso le 5:20. Cominciamo a guadagnare quota gradualmente, seguendo un sentiero ben segnalato e comodo. Non lo nascondo: è dura, e la notte insonne si fa sentire pesantemente. Dopo circa 40 minuti di salita arriviamo al famoso rifugio Renclusa (2.138 m s.l.m.), che rappresenta la base di partenza più comune per le escursioni al Pico de Aneto. Qui facciamo la nostra prima pausa. Nel mio caso, questo significa bere un Monster grande nella speranza che mi dia un briciolo di vitalità.

renclusa
Rifugio Renclusa

Dopo il rifugio Renclusa il percorso del sentiero non è purtroppo più così evidente. Per un po’ seguiamo ancora una traccia calpestata, ma sparisce abbastanza in fretta, trasformandosi in una distesa di grandi pietre. Più o meno in questo momento, seguendo un altro escursionista, lasciamo inconsapevolmente il sentiero per un lungo tratto. La variante da noi intrapresa è segnata sia su Strava che su mapy.cz, ma a dire il vero io non vedo alcun sentiero chiaro. Al contrario, ci arrampichiamo su grandi massi, costretti a mantenere la concentrazione ad ogni passo. Valutando il passaggio col senno di poi, arrivo alla conclusione che la salita all’Aneto per certi versi ricorda il cammino fuori sentiero sui Tatra sloveni.

A un’altitudine di circa 2.700 m s.l.m. iniziano a comparire estesi nevai, il che non ci sorprende più di tanto: siamo pur sempre nella seconda metà di giugno. La combinazione di terreno sassoso instabile, neve scivolosa e mancanza di sonno ha fatto sì che ricordi questa salita come estremamente faticosa. Anche la pendenza ha fatto la sua parte: in soli due chilometri guadagniamo ben 500 metri di dislivello.

A un certo punto ci rendiamo conto che se non cambiamo rotta arriveremo non all’Aneto, ma su un’altra delle vette vicine: il Pico de la Maladeta. Compiamo quindi un attento traverso sul pendio sassoso, che ci porta a un’altra delle pietre miliari della spedizione: il passo Portillon Superior (2.899 m s.l.m.). Dopo averlo superato, si svela in tutto il suo splendore il protagonista di tutta questa fatica: il Pico de Aneto e il possente ghiacciaio che si estende sotto di esso.

sentiero pico de aneto
Tratto sopra il rifugio Renclusa
sentiero pico de aneto
sentiero pico de aneto
sentiero pico de aneto
Salita faticosa tra massi e nevai
sentiero pico de aneto
sentiero pico de aneto
Martyna verso il Portillon Superior

Dal passo dritti fino in vetta!

Con passo attento scendiamo dal passo sassoso, incapaci di staccare lo sguardo dall’obiettivo principale della nostra escursione. Il maestoso Pico de Aneto, l’imponente distesa bianca di ghiaccio perenne e l’incredibile panorama sulle cime pirenaiche che spuntano dalle nuvole lasciano il segno. Nella seconda metà di giugno il ghiacciaio occupa una superficie maggiore di quella segnata sulle mappe. Ciò significa che, oltre al ghiaccio perenne, si è conservata qui ancora molta neve comune che non ha fatto in tempo a sciogliersi completamente. Indossiamo i ramponi abbastanza presto, quasi all’inizio della lunga camminata sul ghiacciaio. Seguire la direzione giusta non presenta alcun problema in questa fase, poiché camminiamo per tutto il tempo su una traccia ben calpestata.

portillon superior
Vista sul Pico de Aneto dal Portillon Superior
sentiero pico de aneto

Il percorso dal Portillon Superior al Pico de Aneto è lungo circa 4 chilometri. Inizialmente il terreno sale in modo abbastanza lieve (50 m nel primo chilometro, e circa 100 m nel secondo e terzo). Per tutto il tempo abbiamo la vista sul Pico de Aneto, che ad ogni passo è sempre più vicino. La strada passa in fretta, anche perché camminare sul ghiacciaio ha in sé qualcosa di magico. Le difficoltà aumentano solo nell’ultimo chilometro glaciale, in cui dobbiamo superare 220 metri di dislivello. Saliamo faticosamente sul ghiaccio perenne, appoggiandoci di tanto in tanto alla piccozza. A un certo punto sento che sto andando avanti con le ultime forze rimaste, ma la vetta è così vicina…

ghiacciaio pico de aneto
tuca de corones
Tuca de Corones (3.297 m s.l.m.)
ghiacciaio pico de aneto
Martyna nel tratto più ripido della salita sul ghiacciaio
ghiacciaio pico de aneto

Dopo aver raggiunto la quota corretta ci aspetta l’ultima difficoltà: il famoso Ponte di Maometto (Pas de Mahomet). Su questo posto avevo letto fin troppo prima di partire. Alcuni lo considerano un punto difficilissimo, altri un gioco da ragazzi. È un breve tratto di cresta esposta, il cui superamento non ci crea però grossi problemi. Beh, a parte un breve frammento che decidiamo di superare a cavalcioni.

Dopo aver superato il Ponte di Maometto, solo pochi passi ci separano dalla vetta del Pico de Aneto (3.404 m s.l.m.). Arriviamo sul punto più alto dei Pirenei pochi minuti prima delle 11:00, quindi dopo circa cinque ore e mezza dalla partenza dalla fermata di La Besurta. Forse è colpa della notte insonne, o forse della quota già significativa, ma sul Pico de Aneto mi sento più stanco di quanto lo sia mai stato durante un’escursione in montagna. A maggior ragione, provo una grande soddisfazione per l’obiettivo raggiunto e ammiro con il fiato sospeso i panorami che si estendono in ogni direzione. Vale la pena vivere per momenti del genere.

vetta pico de aneto
Ponte di Maometto
croce pico de aneto
I conquistatori del Pico de Aneto, 23.06.2023
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Panorami dalla vetta del Pico de Aneto
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Discesa dal Pico de Aneto per la variante dell’Ibón de Salterillo

Dopo una decina di minuti passati ad assorbire i panorami, un forte vento ci caccia dalla vetta. Il primo tratto della discesa lo percorriamo sulla stessa strada fatta per salire. Successivamente, a quota 3.270 m s.l.m. circa, svoltiamo a destra, puntando verso il lago Ibón de Salterillo. Anche qui camminiamo su una traccia glaciale ben visibile. Per tutto il tempo ci accompagna un panorama splendido sulle vette della cresta di confine franco-spagnola, che spuntano pittorescamente dal mare di nuvole. Di tanto in tanto mi fermo e mi volto indietro per guardare ancora una volta l’Aneto che diventa sempre più piccolo…

Con la perdita di quota, la copertura liscia del ghiacciaio inizia a lasciare il posto a sassi di notevoli dimensioni. La variante sembra più ripida di quella usata per salire. Lo confermano anche le statistiche: Strava sostiene che in tre chilometri abbiamo perso ben 750 metri di dislivello.

Più scendiamo, più è difficile individuare l’esatto percorso della variante scelta. Procediamo quindi in gran parte “a sensazione”, assicurandoci ogni tanto su mapy.cz di muoverci nella direzione corretta. Onestamente, scendere in questo punto non è tra le cose più comode. Il pendio è ripido e composto quasi esclusivamente da piccoli sassi instabili, su cui è relativamente facile scivolare. Inoltre, a causa dello scioglimento intenso della neve post-inverno, ovunque è molto bagnato e scivoloso. In breve: bisogna fare attenzione.

pico de aneto
E allora scendiamo!
pico de aneto
Ripida discesa sul ghiacciaio per la variante dell’Ibón de Salterillo
pico de aneto
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Vista sul Pico de Aneto dalla variante per l’Ibón de Salterillo
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Discesa sul pendio sassoso verso l’Ibón de Salterillo

Dopo circa un’ora arriviamo a un piccolo spiazzo d’erba e pietre, dove si trova l’Ibón de Salterillo (quota 2.470 m s.l.m. circa). Il nome “ibón” viene usato in questa parte dei Pirenei per indicare un piccolo lago di origine glaciale, e questa parola è stata presa in prestito nello spagnolo dalla lingua aragonese locale. L’aragonese è tra l’altro ancora usato alternativamente allo spagnolo da circa 10mila abitanti dell’Aragona, inclusi proprio parte degli abitanti della valle di Benasque. Il lago forse non fa un’impressione eclatante, ma ha il suo fascino. È circondato da piccole zone umide, e proprio da esso sgorga il torrente Barranco de Salterillo, uno degli affluenti del fiume principale della valle di Benasque: l’Ésera. Dobbiamo tra l’altro attraversare il torrente Barranco de Salterillo. Ci mettiamo un attimo a trovare il punto giusto: il fiumiciattolo è infatti piuttosto largo e impetuoso (sicuramente a causa del suddetto disgelo).

pico de aneto
Ibón de Salterillo
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Ultima vista sul Pico de Aneto e tutta la nostra variante di discesa

Continuiamo a scendere! Dopo aver superato l’Ibón de Salterillo il nostro sentiero si trasforma in una traccia ben segnalata e comoda. Con la perdita di quota, cambia anche l’ambiente: torniamo nel regno del verde rigoglioso e bellissimo. Attirano l’attenzione soprattutto le varietà locali di pino uncinato (Pinus uncinata) e interessanti rododendri alpini. Scendiamo a quota 2.180 m s.l.m., per poi… risalire ancora. Si scopre infatti che la variante scelta passa per l’altura del Collado de la Renclusa (2.281 m s.l.m.). Da lì in breve tempo torniamo al rifugio Renclusa. In questa fase non facciamo più pause inutili, quindi già circa un’ora dopo arriviamo dove eravamo partiti, ovvero alla fermata di La Besurta. Il posto ora è piuttosto affollato. È aperto anche il bar, dove con grande soddisfazione compro una lattina di cola. Non importa, oggi me la sono meritata.

Alla fermata di La Besurta controlliamo l’orario: il prossimo autobus ci sarà solo tra un’ora. Prendiamo quindi la decisione di prolungare il nostro trekking odierno con un tratto di quattro chilometri su strada asfaltata fino al parcheggio di Llanos de Hospital. L’umore è alle stelle, come potrebbe essere altrimenti? Un’altra montagna bellissima e altissima è entrata nel nostro CV escursionistico. La valle di Benasque si presenta invece in modo fantastico: ai raggi del sole pomeridiano il verde onnipresente sembra essere ancora più intenso. Arriviamo all’auto verso le 16:30; l’intera escursione ci ha quindi richiesto poco più di 11 ore. Torniamo quanto prima al camping, raccogliamo in fretta le nostre cose, restituiamo i ramponi a Benasque e partiamo per il viaggio di ritorno a Lleida.

Senza timore di esagerare posso dire che, nonostante il breve soggiorno, la valle di Benasque si è scavata un posto speciale nel mio cuore. È decisamente uno dei posti più belli che io abbia mai avuto la fortuna di visitare finora. Ci dispiace un po’ lasciarla, ma sappiamo che non è ancora la fine delle espressioni pirenaiche di quest’anno: già domani infatti intendiamo salire sulla vetta più alta dell’Andorra, il Pic de Coma Pedrosa.

Data dell’escursione: 23 giugno 2023

Statistiche dell’escursione: 22 km, 1800 metri di dislivello

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Pino uncinato in versione pirenaica; colpisce l’assenza di qualcosa come un “piano vegetazionale regolare”
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Rododendri alpini
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Vista sulla Valle di Benasque e l’Ésera che meandeggia in basso
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Tratto del sentiero dal rifugio Renclusa a La Besurta
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Strada asfaltata che percorre la valle di Benasque

Mappa dell’ascesa

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